Il futuro del ponente sanitario, nella provincia savonese ma con effetti molto più ampi, sta nell’integrazione fra gli ospedali di Pietra Ligure e Albenga. Un ragionamento comprensivo e complessivo è davvero utile; perdersi in ragionamenti faziosi, invece, è inutile. La conformazione del nostro territorio chiede servizi dislocati: Santa Corona DEA di II livello con la vocazione dell’urgenza e le specialità di lunga tradizione, ed il Santa Maria di Misericordia con altre specializzazioni e la vocazione all’eccellenza.

L’ospedale Santa Corona ha già il suo progetto, che ha sorpassato l’idea di monoblocco, e che punta all’integrazione tra gli spazi; progetto studiato per ridare organicità alle strutture ospedaliere, portato avanti dalla nostra amministrazione a Pietra Ligure.

Sul versante ingauno, l’ospedale ha già dato una grande prova del modello pubblico-privato, tanto che l’artroprotesi di Albenga è diventato un modello che ispira le strategie contro le fughe di pazienti. Albenga, poi, ha necessità del suo pronto soccorso: il punto di primo intervento deve essere nuovamente riclassificato a pronto: su questo aspetto intendo battermi. Ad Albenga deve tornare il pronto soccorso, nella sua piena definizione.

Altro argomento ancora è quello delle medicine di gruppo. Il problema della sanità ligure è la cronicità. Il rapporto stretto tra Comuni, Asl e Regione con i i medici di medicina generale svilupperà nuovi servizi territoriali ed alleggerirà il lavoro del pronto soccorso. Tutta la materia sanitaria e collegata alla rete ospedaliera è settore sul quale voglio andare avanti con tenacia.

C’è inoltre un’ipotesi sull’unificazione delle Asl. Ciò che deve essere perseguita è una buona gestione delle risorse pubbliche, e in tema di accentramenti e unificazioni penso che in Liguria sia già stato fatto troppo. Concentriamoci su modelli di gestione che tengano conto soprattutto delle esperienze e delle vocazioni presenti sul nostro territorio. Non abbiamo bisogno di copiare ricette da altre Regioni, peraltro con realtà totalmente differenti dalla nostra. Abbiamo cultura e capacità per darci gli assetti che meglio interpretano e rispettano i bisogni del nostro territorio. No a ulteriori unificazioni di ASL.