TURISMO

E’ arrivato il momento delle sinergie nel settore turistico. L’epoca dei campanilismi deve finire. Il brand Liguria deve posizionarsi con più forza sui circuiti esteri, diventare un marchio riconosciuto sotto cui raccogliere tutte le eccellenze, e specificità, della nostra ospitalità. La vacanza è sempre più ‘esperienziale’ e noi dobbiamo attrezzarci per dare nuove avventure, percorsi, possibilità al turista. Lo si può fare se, rinunciando a logiche individuali, si fa squadra. Batteremo su un concetto: identificare territorio e prodotto, quindi renderci sempre e comunque riconoscibili per la qualità: soprattutto nei confronti degli stranieri.
Le istituzioni hanno il compito della promozione, agli operatori di settore spetta la commercializzazione. Questo è il doppio binario vincente. Da una parte la regia, con una Regione attenta e presente, garante di un contatto costante con il territorio, e dall’altra i privati (albergatori, balneari, commercianti) uniti nell’operatività. Tutti con un’unico assioma: il turismo è l’asse portante della nostra economia. Anche in questo comparto il dovere della Regione è quello di agevolare chi fa turismo. Un esempio? Serve una normativa più snella, che consenta alle strutture ricettive di adeguarsi con volumi accessori. Non è possibile, per un albergatore che voglia allestire una SPA, affrontare un groviglio burocratico.
La Liguria come brand deve promuovere le eccellenze del territorio, a partire da quelle enogastronomiche, e tutelare le nostre unicità. Significa mettere in atto politiche che promuovano il consumo dei prodotti locali e l’export, tenendo presenti gli aspetti di complementarietà che esistono con il turismo. La nuova amministrazione avrà l’obbligo di superare la frammentazione dei sistemi turistici locali per dar vita a una regia unica di promozione turistica a livello regionale che sostenga nei mercati internazionali il nostro prodotto turistico e che coordini le risorse territoriali del nostro patrimonio locale, insieme ai tanti eventi e alle tante manifestazioni.
La Liguria deve svincolarsi dalla stagionalità, adeguarsi al diffondersi del turismo di “motivazione”. Rimane centrale la qualità dell’offerta balneare, messa in evidenza dal riconoscimento delle bandiere blu. C’è un’unicità e una specificità della piccola imprenditoria balneare ligure che deve essere tutelata. Sul tema della direttiva Bolkestein, alquanto dibattuto, l’impegno è quello per arrivare ad una disciplina di buon senso, con i tempi giusti di proroga. Le concessioni demaniali ad uso marittimo-turistico devono trovare una regolamentazione condivisa, anche a salvaguardia di chi sinora ha fatto investimenti e ci ha messo, storicamente, la propria responsabilità. Poi sarà necessario avere un quadro preciso dei requisiti per partecipare a quelle che saranno le aste.
La Liguria è un mondo di possibilità: è in grado di proporre un’offerta variegata che, oltre alla consolidata qualità dell’offerta balneare, sia in grado di puntare sulle ricchezze storico-culturali e urbane, sul turismo enogastronomico. La Liguria deve incrementare e diffondere la propria offerta strutturata sul piano del turismo sportivo e naturalistico. La Liguria, inoltre, deve puntare sul “turismo verde, miniera d’oro che può far competere la nostra regione. Occorre realizzare un’unica pista ciclabile che unisca tutta la costa, da Levante a Ponente per collegarsi alla Francia.
Con semplice spirito di coordinamento si può creare una “Via del Mare”, che renda accessibile, organicamente e in modo coordinato, l’intera Liguria dal mare, sfruttando i nostri approdi turistici.
Il turismo è anche cultura. In passato esisteva “Insieme in Liguria”, che inseriva in un unico circuito le produzioni di tutte le province. Con la scomparsa delle Province, occorre creare un nuovo circuito su base regionale per non disperdere il patrimonio acquisito e un nuovo sistema per razionalizzare la distribuzione delle risorse istituzionali.

AGRICOLTURA

La strategia è ben definita: rigenerazione urbana, sostituzione edilizia, efficientamento energetico, verde pubblico, recupero delle terre incolte. Insieme alle associazioni di categoria, la Regione ha il compito di valorizzare le produzioni agricole, attraverso le identità dei marchi locali. La Regione, inoltre, deve farsi punto di coordinamento per nuove forme di tutela e aggregazione nel settore agricolo.
C’è l’obiettivo del recupero fondiario, nell’ottica della prevenzione del dissesto. Bisogna varare un piano per la regimazione delle acque: un obiettivo a lungo raggio, serio, sia per l’ambiente rurale che per quello urbano. Il ruolo dell’agricoltura in questo senso è importante. E’ un baluardo contro il consumo del territorio. Occorre creare un’Agenzia Regionale per i fondi agricoli.
I coltivatori, poi, subiscono danni ingenti dagli eventi alluvionali e, per ora, sono coperti solo i danni strutturali; è necessario sollecitare il Ministero perché completi il decreto che autorizza la copertura anche per i danni alle coltivazioni.
La prossima amministrazione regionale investirà risorse del FSE per formazione e work esperience e fondi PSR per insediamento. Un ruolo importante possono averlo gli agricoltori pensionati mettendo a disposizione terreni e attività di tutoraggio verso i nuovi agricoltori.
La produzione agricola ligure è fortemente tipicizzata nei prodotti. Occorre dar vita a una politica che sappia valorizzare la produzione agricola, attraverso l’identità del marchio locale. Nel prodotto tipico/biologico c’è una componente di valori molto alta che deve essere riconosciuta dal consumatore ma anche dal produttore. La Liguria diventa così un brand e promuove per le eccellenze enogastronomiche il made in Liguria, a tutela delle nostre unicità. Il tutto in armonia con il settore del turismo.

SANITA’

Il futuro del ponente sanitario, nella provincia savonese ma con effetti molto più ampi, sta nell’integrazione fra gli ospedali di Pietra Ligure e Albenga. Un ragionamento comprensivo e complessivo è davvero utile; perdersi in ragionamenti faziosi, invece, è inutile. La conformazione del nostro territorio chiede servizi dislocati: Santa Corona DEA di II livello con la vocazione dell’urgenza e le specialità di lunga tradizione, ed il Santa Maria di Misericordia con altre specializzazioni e la vocazione all’eccellenza.
L’ospedale Santa Corona ha già il suo progetto, che ha sorpassato l’idea di monoblocco, e che punta all’integrazione tra gli spazi; progetto studiato per ridare organicità alle strutture ospedaliere, portato avanti dalla nostra amministrazione a Pietra Ligure.
Sul versante ingauno, l’ospedale ha già dato una grande prova del modello pubblico-privato, tanto che l’artroprotesi di Albenga è diventato un modello che ispira le strategie contro le fughe di pazienti. Albenga, poi, ha necessità del suo pronto soccorso: il punto di primo intervento deve essere nuovamente riclassificato a pronto: su questo aspetto intendo battermi. Ad Albenga deve tornare il pronto soccorso, nella sua piena definizione.
Altro argomento ancora è quello delle medicine di gruppo. Il problema della sanità ligure è la cronicità. Il rapporto stretto tra Comuni, Asl e Regione con i i medici di medicina generale svilupperà nuovi servizi territoriali ed alleggerirà il lavoro del pronto soccorso. Tutta la materia sanitaria e collegata alla rete ospedaliera è settore sul quale voglio andare avanti con tenacia.
C’è inoltre un’ipotesi sull’unificazione delle Asl. Ciò che deve essere perseguita è una buona gestione delle risorse pubbliche, e in tema di accentramenti e unificazioni penso che in Liguria sia già stato fatto troppo. Concentriamoci su modelli di gestione che tengano conto soprattutto delle esperienze e delle vocazioni presenti sul nostro territorio. Non abbiamo bisogno di copiare ricette da altre Regioni, peraltro con realtà totalmente differenti dalla nostra. Abbiamo cultura e capacità per darci gli assetti che meglio interpretano e rispettano i bisogni del nostro territorio. No ad ulteriori unificazioni di Asl.
Aprendo al respiro regionale, il programma prevede queste direttrici sulle quali costruire le politiche sanitarie: territorio, telemedicina, specializzazione, centralità dei medici di base. La sfida dei prossimi anni è il potenziamento dei servizi territoriali, che significa anche rapporto più stretto con medici di medicina generale, sui quali sviluppare un progetto dedicato; integrazione di sociale e sanitario più spinta; omogeneizzazione dei livelli di risposta tra aziende oggi ancora troppo difformi; telemedicina.
La Liguria, regione più anziana d’Italia, deve diventare un modello nella gestione delle cronicità a livello nazionale e non solo. I medici di famiglia nella gestione delle liste di attesa giocano un ruolo fondamentale, così come una maggiore appropriatezza della domanda che va tenuta maggiormente sotto controllo, l’efficienza delle strutture alle prese con il blocco delle assunzioni e la qualità delle prestazioni stesse.
Il problema della mobilità extra-regionale, dovuta in alcuni settori a carenze di posti letto o a situazioni di reale o presunta diversa qualità clinica, è un altro punto al centro dell’agenda dei prossimi anni.
Occorre tendere a creare condizioni, per tempi di risposta, qualità delle prestazioni, di un rientro della mobilità stessa.

PMI E LAVORO

Per risalire la china delle criticità economiche diffuse è necessario partire dall’incoraggiamento alle imprese. La Regione deve riservare fondi di garanzia per aiutare le piccole e medie realtà produttive. Bisogna potenziare lo strumento dei confidi, attraverso accordi con il mondo delle banche, per agevolare l’accesso al credito. In questo senso vogliamo raffinare una normativa capace di diventare motore di sviluppo.
La Liguria, poi, deve aprirsi al mondo e portare le proprie imprese nei mercati internazionali. Per raggiungere questo risultato, occorre mettere in atto politiche di aggregazione. Non si corre più da soli; ci vuole una strategia di sistema.
Vanno individuati strumenti finanziari mirati all’innovazione e alla ricerca, a sostegno di start up innovative e occorre creare uno sportello diffuso per informazioni su tutte le tipologie di sovvenzione, in particolare per quelle nazionali ed europee.
Si parla di smart cities, ma è ora di andare oltre. Dobbiamo pensare a una Smart Region attraverso partnership con il mondo delle imprese, che garantisca maggiori servizi ai cittadini e incremento di attrattività per i turisti.
I giovani devono tornare a essere protagonisti della vita sociale e pubblica del territorio e insieme fattore di crescita sociale, culturale ed economica della Liguria. Per far questo la prossima amministrazione sosterrà e promuoverà attività a favore dei giovani, avendo come priorità il contrasto alla disoccupazione giovanile. Le attività di istruzione, formazione e alta formazione devono proseguire e integrarsi alle filiere della produzione e delle attività dei servizi presenti in regione. Orientamento, alternanza scuola lavoro, tirocinii pre e post qualifica, titoli e apprendistato sono processi unitari del sostegno alla preparazione e alla occupazione dei giovani.

INFRASTRUTTURE

Siamo chiamati ad infrastrutturare il territorio, ma nel senso più ampio del termine: la Liguria deve uscire dalle strette dell’isolamento, con le opere tanto attese in questi anni, per dare comodità ai turisti e un’ovvia dignità ai cittadini locali. Da noi si deve arrivare prima e meglio.
La viabilità e gli scali portuali sono centrali, perché se il territorio vuole inserirsi nel contesto internazionale, ed essere competitivo, deve dotarsi di una rete infrastrutturale all’altezza. Inserisco in questo ambito anche le cosiddette infrastrutture immateriali, quelle che si basano sulle nuove tecnologie, come l’automazione e le reti digitali.
Il sistema portuale ligure deve essere in grado, attraverso forme di clusterizzazione delle autorità portuali, di aggredire i mercati internazionali in modo strutturato. La portualità ha bisogno di un quadro normativo europeo e italiano fortemente riformista. La prossima amministrazione varerà una legge regionale sul consumo delle coste e del mare. Sarà una prima legge di questo tipo a livello nazionale, tesa a coordinare in una programmazione urbanistica e ambientale unitaria il piano della costa, i piani regolatori portuali e tutti gli interventi che prevedono opere a mare. Il riordino programmatico della costa ligure potrà essere l’occasione per affrontare e dare concreta prospettiva ad un sistema di mobilità via mare nel ponente ligure, similmente al levante, con una piccola navigazione costiera.
Servono scelte nette: sviluppo e crescita compatibili ambientalmente. Gli assi su cui la prossima amministrazione regionale dovrà lavorare sono: aumento della mobilità intermodale; miglioramento delle condizioni di trasferimento da e per i posti di lavoro; miglioramento delle interrelazioni scientifiche e universitarie nell’area del Nord-Ovest (IIT-Politecnici di Torino e Milano); interconnessione costa-entroterra.
C’è infine il tema del trasporto pubblico locale. Servono servizi migliori, più rispondenti alle esigenze dei cittadini e tariffe più basse. La prossima amministrazione si impegnerà per lo sviluppo del sistema di tramvie, ma anche delle ciclovie. La mobilità ciclabile, che significa anche cicloturismo, è uno straordinario veicolo di rilancio. Un progetto su cui continuare a investire, a partire dal collegamento con la Francia.

BUROCRAZIA

Meno carta, meno code, meno perdite di tempo. E’ una via obbligata, su cui ormai tutti sono d’accordo. Bisogna realizzare concretamente la semplificazione: con i mezzi di oggi, si può farlo. Le leggi spesso sono troppe. Bisogna delegificare, snellire e sburocratizzare. E’ la semplificazione l’antidoto al malaffare, non la ridondanza di norme, che invece aiuta i furbetti. La corruzione si annida nella massificazione delle leggi. Basta pensare che in Liguria le piccole imprese sono sempre più in difficoltà nell’accedere agli appalti pubblici. La Regione, anzitutto, come gli altri enti, dovrebbero semplificare le procedure ed essere meno invasivi.
Bisogna anche ricordare che presto si sentiranno gli effetti di alcuni cambiamenti, a partire dalla soppressione delle Province. I sindaci si interfacceranno direttamente con la Regione e alle Unioni dei Comuni è assegnato il compito di rendere più efficienti i servizi.
Nei prossimi cinque anni, il coinvolgimento di sindaci e amministratori locali nelle decisioni di portata regionale sarà crescente. Ci apprestiamo a costruire dal basso la governance della Regione. Scelte condivise e confronto andranno a vantaggio delle comunità locali.